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Fare La Prostituta



Per fare la prostituta serve talento
 Non tutte ce l’hanno!

Il momento più antipatico per fare il mio mestiere è quando è estate. Fa caldo.

Si suda. I clienti sudano. Io sudo. E’ tutto un mescolare liquidi e sudori e a volte è fastidioso. Mi
piacerebbe che tutti i miei clienti fossero privi di peluria perché con la peluria sudano di più, ma in quel caso faccio in modo che il mio corpo tocchi l’altro il meno possibile. Una fellatio o una cavalcata con me sopra a prendere aria, con la finestra un pochino aperta, così ricevo una striscia di venticello che gradisco sulla pelle, e il problema è risolto.
Mi è più difficile con quelli che vogliono abbracciarmi, vogliono le coccole e allora qualche volta
propongo di tenerci stretti tra le lenzuola, così io mi avvolgo e lui poggia sul tessuto e non su di me.

Dovrebbero darci l’aria condizionata per via obbligatoria, ma siamo in un paese in cui la prostituzione per poco non è reato, figuriamoci se gli salta in mente di fare in modo da poter affittare un appartamento areato e dotato di tutti i comfort. Poi sai, è tutta questione di denaro, dipende quanto ne hai e io ne guadagno il giusto, per campare e studiare. Dura meno e sono più fresca e riposata quando devo preparare una materia.

Cosa mi piace del mio lavoro? Le colleghe. Ne ho incontrate di straordinarie, bellissime, dotate di senso dell’ironia, intelligenti, taglienti, dirette, non ce n’è una che non ti guardi dritto negli occhi perché loro sono abituate a percepire, con empatia, i bisogni dell’altro. Quando parlo con qualcuna di loro mi sento libera, liberata. Non devo nascondere nulla. Non devo sentire prediche, sermoni, sul dovere di essere femmina in un modo o in quell’altro, perché ciascuna di loro ha la propria storia e chi più o chi meno ha vissuto esperienze belle o brutte ma comunque degne di essere raccontate.
Mi piace il fatto di aver trovato solidarietà in alcune e poi di alcuni clienti apprezzo l’apertura mentale.

Sono con me perché non hanno tempo di fare altro, perché vogliono stare con una bella ragazza che
non fa troppe domande e non li mette molto a disagio, perché hanno bisogno di qualcuno che si prenda cura di loro e c’è chi con me scherza, chiacchiera, e quanto chiacchierano, di tutto quanto. Delle famiglie, le storie iniziate e finite, i fallimenti, i progetti. Ho incontrato qualcuno che era pieno di risentimento nei confronti della ex. Soffriva tanto e ce n’è voluto per farlo sciogliere in lacrime,
offrendogli carezze e vicinanza.



Fin dall’inizio ho sempre capito che c’è chi ha una visione alquanto ristretta 
e falsata di quel che riguarda il mio mestiere.
Chissà che pensano. 
Uomini che non possono ammazzare o stuprare altre che vengono
 a sfogarsi con noi. 
Invece non è così. 
Noi incontriamo la stessa dose di stronzi che puoi incontrare tu e tu e tu ogni volta che esci e vai a ballare. 
Se siamo in zone protette non possono farci nulla, se siamo nascoste per paura di multe a noi e ai clienti allora ecco che si scopre come chi diceva di volerci salvare invece ci condanna a subire.
Quello che non si capisce è che la maggior parte degli uomini che si rivolgono ad una prostituta lo
fanno per svelare il lato più intimo di sè. E non c’è lato più intimo di quello che tocca le emozioni più
profonde. Quando i miei clienti si spogliano, tolgono gli abiti e man mano anche ogni altra copertura.

Così appaiono vulnerabili come davanti a un’altra non apparirebbero mai. Perché la vulnerabilità non si concede a tutti. Di quante pressioni è vittima un uomo che si discosta da una mentalità machista si
potrebbe parlare per ore. Così come dell’ansia da prestazione. Io dico quel che so a partire da me.
I miei clienti sono per lo più persone che non regalerebbero tanta intimità ad altre donne, perché il gioco di potere con un’altra non reggerebbe, perché regalare tutto di te, completamente nudo, significa cedere potere all’altra e solo con me, per esempio, si sentono al sicuro, sanno che io non userò mai contro di loro le debolezze che mi hanno confessato, quelle di cui mi hanno parlato. Io sono una prostituta e mi pagano perché così è pagato anche il mio silenzio. Altro che acquisto di carne o semplicemente di servizi sessuali.
E’ come se io fossi vincolata al segreto professionale e alla più totale discrezione. Cosa che, per inciso, tutte forniamo, perché da noi vengono uomini di tutti i tipi. Molti hanno famiglia, altri sono insospettabili o persone che hanno ruoli importanti e quindi noi dobbiamo mantenere il segreto.
Nella casa in cui incontro i miei clienti ci sono perfino due ingressi separati. Da uno entrano e dall’altro escono, perché così non dovranno incontrarsi. Anche se io lascio sempre un buon margine per dare a tutti il tempo di arrivare avendo garanzia della massima discrezione.

Vorrei parlarvi di un cliente che prima di venire da me non aveva mai avuto un rapporto sessuale completo con una donna. Aveva circa 28 anni e sembrava un chierichetto. Non aveva avuto l’occasione, così mi disse, o comunque non era esattamente un adone, per cui aveva molta difficoltà ad approcciare qualcuna. Dopo quattro incontri capì che quello che gli piaceva di me era il fatto che avevo individuato quel che piaceva a lui. Voleva essere abbracciato da dietro. Voleva sentire le mie mani senza guardarmi. Voleva cose che non coinvolgevano eccessivamente il mio corpo. Infine fu felice di scoprire che era ed è gay.

Ditemi voi se non ho svolto in modo eccellente il mio lavoro. Perché il lavoro non è solo dare piacere.
 E’ aiutare alla conoscenza di sé, dal punto di vista sessuale ma non solo. E’ stuzzicare un immaginario a volte sopito, privo di stimoli. E’ empatizzare, comprendere quel che non riescono a dire pelle a pelle. E’ garantire un atteggiamento in cui serve sensibilità, capacità di osservazione, senso dell’ironia, a volte capacità di ridere e far ridere.
Quel che siamo noi “puttane” è troppo complesso da descrivere e quando qualcuna ci qualifica semplicemente in un modo morboso, pornografico, osceno, non ha proprio capito nulla di quello che facciamo.
La verità è che tutte possono dare della zoccola ad un’altra donna ma non tutte possono e sanno fare le puttane, perché è un talento, una capacità che si affina col tempo ma che in qualche modo nessuno ti può insegnare. O ce l’hai o non ce l’hai. Io ce l’ho. E sono felice di averlo.
Ps: questa è una storia vera. Grazie a chi me l’ha raccontata.
Ogni riferimento a cose, fatti e persone è puramente casuale.



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Sesso : Donne Raggiungono l'Orgasmo Quando ?





Sesso, le donne raggiungono l'orgasmo quando ?

In quale situazione una donna raggiunge più facilmente l'orgasmo? La questione potrebbe interessare soprattutto gli uomini, solitamente preoccupati della soddisfazione sessuale della partner.

Ebbene, uno studio statunitense ha confermato quello che l'esperienza ha sempre insegnato alle rappresentanti del sesso femminile: è più facile godere quando si conosce meglio il partner. E cioè: andare a letto con il primo che capita normalmente non regala indimenticabili momenti di piacere, soprattutto per il fatto che gli amanti occasionali maschi cercano normalmente la propria soddisfazione. Gli orgasmi femminili diventano invece più frequenti man mano che la relazione continua e dunque si approfondisce la conoscenza reciproca.

I dati parlano chiaro: soltanto l'11% delle donne prova piacere durante il primo rapporto sessuale con un uomo appena incontrato, il 16% al secondo o terzo appuntamento, il 34% dopo cinque o sei serate passate insieme, il 67% dopo sei mesi.

Risultati che non sorprendono certamente le lettrici di questo articolo, e che possono essere spiegati con una varietà di ragioni: in primo luogo ci vuole tempo per conoscere davvero cosa piace all'altro; l'intimità consente di sentirsi maggiormente liberi anche di chiedere apertamente servigi sessuali dei quali ci vergogneremmo con uno sconosciuto; e poi per molte persone fare sesso con qualcuno al quale vogliono bene accentua il godimento. Sulle donne, infine, pesa il pregiudizio secondo il quale fare sesso occasionale è sbagliato: una prospettiva che può influenzare gli incontri sessuali mordi e fuggi.

Le donne single e non intenzionate a formare una famiglia devono dunque rassegnarsi a una vita sessuale povera di orgasmi? Non proprio.

Qui sotto un'infografica curata dalla dottoressa Justin Lehmiller, ricercatrice dall'università di Harvard, spiega per esempio che l'atteggiamento mentale conta moltissimo quando parliamo di sesso occasionale: il 45% raggiunge l'orgasmo se è intenzionata a sviluppare una relazione con quell'uomo, mentre se non esiste questo tipo di obiettivo il piacere arriva solo al 37%.

La probabilità di giungere al piacere aumenta se alla penetrazione vengono affiancate altre attività: +18% se la donna si stimola manualmente, +5% se è lui a masturbarla manualmente, +3% in caso di fellatio, +9% in caso di cunnilingus e +15% con il sesso anale.


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Fellatio Si Grazie





“Ti facissi un pigiamino ri saliva co’ rinforzu ‘ntò cavaddu” (ti leccherei tutta concentrandomi su un cunnilingus) fu uno dei tanti cortesi abbocchi da corteggiamenti di strada palermitana ai quali, immagino, le parlamentari del Pd avrebbero reagito con moltissimi mancamenti.

La strada di Palermo d’altro canto è un po’ così: quando tu passi sei come un link condiviso su un social network e chiunque si prende il diritto di dedicarti la frase che preferisce. Così io ho conosciuto la metà dei sogni e dei desideri sessuali di taluni palermitani. Perché quando si pronuncia una faccenda che ha a che fare con il sesso state tranquille che si tratta di una sua fantasia.

Dunque ho saputo che con le mie tette avrebbero voluto farsi una sega, rivivere la primissima infanzia, addormentarcisi, uno voleva addirittura usarle come sfere per leggere il futuro. Qualcuno me le ha chieste in prestito per pensare e un tale, una volta, poggiò la mano su un seno e disse che da lì arrivano terminazioni nervose che gli avrebbero risvegliato i neuroni. Quando ero picciridda, dovete sapere, che averci le tette, che dalle mie parti si dice Minne, pronunciato come Minnie di Minnie e Topolino, significava innanzitutto avere una specie di mensola dove compagni vari schiacciavano pisolini, nascondevano puzzuddicchi ri carta e cianfrusaglie varie, e, all’occorrenza, mi dicevano che l’altro strumento proibito si chiamava “sticchio“. Mi sto chiedendo adesso: avranno mai detto la parola “sticchio” alla Marzano? Vabbè, passiamo avanti. La parola sticchio era assai raro che si associasse ad altro sticchio. L’omofobia nell’adolescenza è un fatto certo e dunque sticchio e ciolla, o pinna, pinnuzza, o minchia, erano destinati a stare insieme e così sarebbero stati felici e contenti.

Lo sticchio, a differenza delle minne, quando cammini non si vede e dunque i riferimenti degli ammiratori di strada su quella zona del mio corpo erano più vaghi. Essendo che è una cosa della quale immaginano una conformazione a buco che parte da un lato e finisce più o meno nell’orecchio, il desiderio espresso era di interpretare il ruolo di un trapano a tre punte, di perforare il monte bianco, di toccare vette irraggiungibili e c’era l’immancabile “veni ccà che ti faccio donna“.

Il culo era generalmente oggetto di osservazioni di scarso profilo filosofico. Lì ci si dedicava alla geometria. E’ tondo, a pera, parrebbe quasi un parallelepipedo, no, è un cilindro, invece è una doppia sfera, dura, citrigna, un mamma mia chi ti facissi, che ci stava sempre bene e per finire un lieto e più romantico “ti mittissi a picurina” che era una specie di invito a festa.

L’altra zona di interesse era la bocca. Le labbra, la lingua, fino ad un certo punto ho immaginato che il gelato fosse stato creato apposta per farci esercitare nei preliminari di un pompino, perché, confesso, la prima volta che ne feci uno andò proprio così. Iniziai di lato, poi un po’ giù, poi un po’ su, poi succhiavo e leccavo e all’improvviso ops mi si raddrizzo il cono e non avevo mai visto una cialda così citrigna.

In strada non ti dicono se e come resti incinta, come salvaguardare la tua salute, quando e come il piacere ti può toccare, qual è la parte della sessualità che puoi indagare per te stessa, a parte quella in cui impari a dare piacere, perché la cosa che probabilmente a Palermo le parlamentari del Pd non avrebbero apprezzato è il fatto che è una scuola di educazione sessuale a cielo aperto dove ti educano gentilmente a far godere. Però ricambiano, eh, appunto. La prima volta che sentii parlare di cunnilingus fu a proposito del pigiamino di saliva con il rinforzo sul cavallo. Un po’ contorto ma d’effetto. Poi c’era l’eterno riferimento al ditalino masturbatorio, ché poi era la cosa più facile da gestire in fai da te. E quando si passò alla penetrazione devo dire che ero già un’amante navigata. A livello teorico.

La cosa che ho imparato soprattutto è stata l’ironia, la leggerezza, l’atteggiamento per niente moralista. Ero assai timida da piccola ma poi crescendo trovavo le risposte, per dire si o no, rispondere a tono, rifiutare senza scandalizzarmi, a volte, con il mio italiano da colonia savoiarda (maledetti!), ché bisognava impararlo a casa perché a scuola nessuno valorizzava il tuo dialetto, mi ritrovavo a chiedere al tizio cosa significasse quel tal termine pronunciato in dialetto stretto. Già solo chiederne il significato disinnescava, perché alla fine dietro chiunque io abbia incontrato, salvo stronzi senza fine con i quali è impossibile parlare, c’è sempre una risata, un po’ di autoironia, pronti a venir fuori.

Da grande poi attraversare la strada diventò semplicemente un modo per ripassare i tanti saperi rubati e ereditati. Dunque, pensavo, se mai qualcuno a me dovesse chiedere se ho fatto pompini in vita mia, ma certo, io direi, eccome se li ho fatti, e spiego anche come, perciò ti siedi, mi ascolti e te lo fai raccontare per filo e per segno senza mai toccarti, grattarti, e non devi neppure arrossire. Ti spiego, sussurrando, che te lo prendo piano in per di qua e poi lo giro in per di là e poi lo lecco in per così e poi lo succhio in per colà, e sono davvero brava, che ti credi… Se tu mi chiedi se l’ho toccato, preso, rigirato, goduto, avuto, bagnato, te lo racconto come se fosse l’ultima storia che tu dovrai ascoltare nella vita. Infine ne avrai talmente voglia che rimarrai consumato, ancora lì, con le tue fantasie irrealizzate, e se non mancherai di darmi della troia per inappagamento dirò che ovviamente lo sono e lo sono anche tanto. Sono una troia senza se e senza ma. Sono una porka che ti fa sospirare porkaggine anche a distanza. Sono una tale passionale creatura che dovrai pentirti per le domande che mi hai fatto. Infine se ritieni che quanto ti avrò detto costituirà una specie di approccio tra me e te e lì che sbagli, perché tu chiedi e io rispondo e rispondo proprio bene. Dopodiché però ciao. D’altronde, che altro potresti voler chiedere a quel punto?

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Scuola di sesso orale






A Mosca una psicologa insegna alle aspiranti come fare una fellatio per far felice il proprio uomo.
 Niente modelli, si fa esperienza su banane e falli di gomma.

Apre i battenti (è proprio il caso di dirlo) a Mosca la prima scuola al mondo per insegnare il sesso. 
La psicologa e sessuologa russa Catherine Lyubimov l'ha aperta per spiegare a donne giovani (e non)
 come conquistare e tenersi stretto il proprio uomo.

Sotto le lenzuola, ma non solo. "Penso che il sesso sia l'arte numero uno - dice la direttrice -.
Ogni donna a letto può essere sia l'attrice che la regista delle fantasie più profonde del proprio partner.
 E se è capace di essere sciolta nelle varie tecniche sessuali, il successo agli occhi del suo uomo è garantito". Le lezioni si svolgono tre volte alla settimana e, naturalmente, prevedono prove pratiche su cui e con cui cimentarsi. Ma, ai maschietti che speravano di potersi offrire, è andata male. Solo banane e sex toys di forma fallica sono utilizzati nella scuola.

Il primo corso (e l'unico che possa essere fotografato) è dedicato al sesso orale. 
E le aspiranti studentesse sembrano davvero mettercela tutta per imparare tutti i segreti del mestiere.

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leggi anche 


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