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Incontri a Luci Rosse

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Non era particolarmente bella ,,, MA ...



Non era particolarmente bella. O meglio non aveva quelle caratteristiche che fanno voltare i ragazzi per la strada. Ma conoscendola meglio si scoprivano aspetti che sfuggivano ad un primo approccio.
Ad esempio la bocca grande e sproporzionata sprigionava una certa sensualità nei momenti di broncio, come anche il fondo schiena pronunciato attirava occhiate indiscrete per quel modo malizioso di ondeggiarlo. Ma forse era il suo sguardo innocente e arrendevole che smuoveva qualcosa nei maschi. Aveva scoperto il sesso alcuni anni prima. Ma ci fu un episodio a 13 anni inaspettato e fugace che la segnò profondamente. Sebbene i suoi rapporti sessuali non si discostavano più di tanto dalla norma aveva per così dire un debole: prenderlo in bocca. Di certo non è un debole così poco frequente tanto da sottolinearlo, ma in lei si manifestava in una forma quanto mai personale per non dire unica. E si manifestò proprio all'età di 13 anni. Ma vediamo cosa successe.
Fu la punizione di una professoressa miope e prossima alla pensione a relegarla all'ultimo banco vicino a Giorgio, un ripetente più grande di lei al quale non aveva mai dedicato attenzione per la sua timidezza e i suoi modi impacciati. Sedendosi non poté fare a meno di notare in lui imbarazzo. Con la coda dell'occhio ne capì il motivo. Aveva la mano destra premuta sui pantaloni della tuta nel tentativo di nascondere un rigonfio che non lasciava nulla all'immaginazione. Sarebbe stata una vicenda buffa da raccontare alle sue amiche se non fosse stato per quel tuffo al cuore. All'improvviso si allontanò la voce della professoressa che stava interrogando la sua compagna di banco. L'attenzione era concentrata su ciò che vedeva con la coda dell'occhio e dall'intenso calore nell'interno cosce che stringeva forte quasi nella speranza di sentire un corpo estraneo, un oggetto, una presenza sulla quale sfregarsi. Inebetita spostò la sua mano lentamente poggiandola vicino a quella di lui. La spostò e si immobilizzò con un certo tremore su quel rigonfio. Con la vista offuscata e i battiti del cuore che le facevano mancare il respiro cercava di rimanere immobile malgrado quelle contrazione che arrivavano dal suo interno cosce bagnato.



La penna che rotolò fu sua complice. Sì abbassò per raccoglierla e in quel momento fu più forte di lei… tirò a sé l'elastico della tuta e lo prese in bocca. Fu tutt'uno prenderlo in bocca e sentire un getto liquido e caldo che gliela riempiva. Era stato un attimo. Si risollevò stravolta ingoiando il suo sperma. Le rimase impresso lo sbigottimento che lesse nel volto tutto rosso di Giorgio. Non lo guardò più per tutta la lezione. Imbarazzo e sensi di colpa la perseguitarono per mesi e sembrò finire tutto quando si trasferì in un altro istituto. Se Giorgio sbiadì nella sua memoria non fu altrettanto per l'episodio. Tornava regolarmente nell'intimità delle lenzuola o nel bagno e allora quando non riusciva a tenere a bada la smania (e accadeva il più delle volte) infilava le sue dita dentro le mutandine.

Negli anni successivi le avventure erotiche ebbero un impatto più superficiale. Non riusciva a liberarsi dalla vergogna, e la sua bocca non si avventurò più al di sotto del torace di un uomo. Anche nell'ultimo rapporto con il suo ragazzo mentre lo stava masturbando nella cabina di uno stabilimento rifiutò di prenderglielo in bocca malgrado le sue suppliche. Insomma si irrigidiva e spariva la sua eccitazione ogniqualvolta le mani di un uomo cercavano di spingere la sua testa in basso. Si abbandonava solo quando non sentiva questa costrizione e specialmente al buio. Una volta raggiunse diversi orgasmi mentre la lingua di un ragazzo vagava in mezzo alle sue gambe. Non fu tanto quel contatto a procuraglieli, quanto le sue fantasie. Immaginava, mentre la lingua si apriva un varco dentro di lei, di sbottonare il suo professore e infilargli le mani dentro i pantaloni. Sentiva il calore, le pulsazioni, la durezza del suo membro. Lo faceva uscir fuori con delicatezza per metterlo nella bocca e farlo entrare fin giù che poteva. Si soffermava sui particolari. Le labbra che lentamente passavano su e giù per tutta la lunghezza del pene, le sue mani che accompagnavano quel movimento masturbandolo leggermente. La bocca che lo racchiudeva all'improvviso violata dal getto caldo dello sperma.

Diversi anni dopo, non capì perché, cambiò qualcosa in lei. Un giorno di fine settembre si stava riparando da un violento acquazzone sotto un porticato vicino all'università. Un clacson insistente le fece riconoscere dentro una golf Marco, il ragazzo di una sua amica di corso. Approfittò con piacere del passaggio offerto e si infilò bagnata come un pulcino dentro l'auto. La gonna bianca era zuppa e il tessuto leggero lasciava intravedere degli slip di un rosa confetto con dei disegni che non si capiva bene cosa rappresentassero potevano essere farfalle, fiori o cuori. Dalla gonna poi usciva fuori un elastico di merletto un po’ lento che lasciava pensare che una mano, una bocca o un membro sarebbero stati accolti con ospitalità. Quella trasparenza e quell’elastico erano stati notati da Marco che aveva distolto lo sguardo non appena si era incrociato con quello di lei. Il dialogo stentò. Parlavano di argomenti superficiali che si interrompevano di continuo. Quando lo sguardo di Marco si concentrava sulla guida lei cercava furtivamente di distanziare la gonna dalla pelle e asciugarla più in fretta. Le sue intenzioni di coprirsi ebbero però un effetto contrario. Notò un impercettibile movimento proprio sotto la cintura dei jeans di Marco. Guardò fuori dal finestrino commentando con voce incerta la pioggia che aveva aumentato di intensità. Non ci fu verso dopo qualche istante i suoi occhi vennero calamitati di nuovo dai jeans e cominciò a bagnarsi. Aveva visto qualcosa che l'aveva fatta eccitare improvvisamente. Il leggero avvallamento si era trasformato. Ora sembrava che i jeans facessero fatica a contenere un oggetto enorme che di traverso si spingeva fin quasi la cintura.

In quel momento le sembrò di ritornare ai suoi 13 anni e non resistette. Marco trasalì e iniziò a tremare quando lei allungò la mano e fece scendere con un leggero movimento la lampo dei suoi pantaloni. Continuò a guidare con gli occhi sbarrati e insieme intorpiditi mentre lei si avvicinava chinandosi tra le sue gambe. Non dovette neanche sollevare l'elastico degli slip. Il suo cazzo era già uscito fuori con prepotenza. Era caldo, duro e pulsava tra le mani come se stesse per scoppiare. Faceva fatica a tirarlo fuori e dovette slacciare la cintura. Finalmente uscì fuori e la sua eccitazione aumentò quando si rese conto della sua grandezza. Le labbra sfiorarono il prepuzio bagnato da una goccia prematura di sperma. Il tremore di Marco si era accentuato. Alternava momenti di immobilità a scatti improvvisi del suo bacino per infilarglielo nella bocca. Per la violenta eccitazione allungò la sua mano e tirò su la sua gonna fino ad arrivare alle sue mutande bagnate. Quando intrufolò con avidità le dita in mezzo ai suoi peli bagnati lei ebbe un sussulto e senti le contrazioni dell'orgasmo arrivare. Proprio in quel momento afferrò il suo cazzo per succhiarlo, ma non fece in tempo. Si indurì ancora di più e uno schizzo di sperma raggiunse una guancia. Il secondo riuscì a sentirlo nella lingua. Un terzo lo sentì fin dentro la gola. Continuava a masturbarlo e a succhiarglielo. Sembrava come non finissero più le sue contrazioni e quel venirgli in bocca.

Lei continuava a ciucciarglielo come fosse stato l’unico membro adeguato alla sua bocca enorme che, durante la pompa, si era fatta ancora più carnosa e turgida. Con la bocca così gonfia alzò la testa e lo guardò con occhi limpidi e imbarazzati; lui era ancora tramortito dal godimento, ma la vista di quello sguardo lo eccitò di nuovo e allora (neanche ci pensò un attimo) le spinse la testa ancora verso il basso e le intimò: “Rifammelo”. Questa volta lei non si rifiutò, anzi aveva voglia di rifarlo nonostante fosse stato una specie di comando e nonostante fosse pieno giorno… forse era stato il rumore sordo della pioggia ad averle annebbiato la testa. Di nuovo si piegò verso l’asta che si alzava nell’aria, lo inumidì con la lingua sulla quale aveva fatto scivolare una certa quantità di saliva ed iniziò a leccarlo dall’alto in basso, a baciarlo sulla cima della cappella e a succhiarlo profondamente. Era strano… Questa volta la voglia di prenderlo in bocca le era cresciuta con l’idea della costrizione. Capì allora che poteva desiderare in tanti modi e giocare molti ruoli.



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Come ali di farfalla ...




Come ali di farfalla

Volano leggiardi e liberi i miei pensieri

Si posono soavemente su piccolo fiore.......

Tendano di asciugare il dolce nettare dell' amore

Come ali di farfalla........

Le tue mani si posano sul mio corpo

Scrutano silenziose le forme ....tendano di prendere la mia anima

Muovendosi piano ........ piano

Come a li di farfalla

I tuoi baci caldi passionali

Sfioramo le mie parti piu nascoste

Tentano di assaporare il gusto del peccato....

Come una farfalla io volo ....... io volo.........

Nel silenzio del tramonto

E mi perdo nei tuoi occhi che sono il centro del mio mondo

E come una farfalla

Nasco volo e poi muoio

Sulla tua bocca

Camilla.S


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AFORISMI SUL SESSO ...




La coppia e' un insieme di tre persone di cui una e' temporaneamente assente.
(David Riondino).

Se Dio avesse voluto impedirci la masturbazione, ci avrebbe dato braccia più corte.
(Catlin)

Il piacere è un peccato, ma qualche volta il peccato è un piacere.
(Byron)

Le donne hanno bisogno di una ragione per fare sesso. Gli uomini hanno bisogno solo di un posto. (Billy Crystal)

Lasciare il sesso alle femministe è come lasciare il tuo cane durante le vacanze all'impagliatore. (Matt Barry)

Di tutte le perversioni sessuali, la castità è la più strana.
(Anatole France )

Il sesso è come il denaro; solamente quando è troppo è abbastanza.
(John Updike)

La bisessualità raddoppia immediatamente le tue chances al sabato sera.
(Woody Allen)

Le donne sono come le ciliegie: una tira l'altra.
(Giacomo Casanova)

Son diabolico nell'amplesso, sproporzionato per quanto riguarda le dimensioni del sesso, ma se trovo la donna giusta, me la pippo come un'aragusta. (Diego Abatantuono)

Una donna facile è quella che ha la moralità sessuale di un uomo.
(Anonimo)

Dai mano libera a un uomo e te la ritroverai addosso dappertutto.
(Mae West)

E' incredibile come un bipede di genere femminile possa ridurre un uomo.
Totò

Il sesso è uno dei nove motivi per reincarnarsi... gli altri otto sono ininfluenti.
(Henry Miller)

L’amore? Comincia con un parolone, poi tira avanti con paroline, quindi finisce con parolacce.
( E. Pailleron)

Clinton avrebbe dovuto immaginarlo che Monica non teneva la bocca chiusa.
( Renato Trinca)

La donna è coinvolta sessualmente in tutti gli affari della vita. A volte anche nell’amore.
K. Kraus)


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TRADIMENTO PER GIOCO ...



Era il figlio del portiere. Seppe ben presto che nel palazzo lo ritenevano non proprio normale. Taciturno, aveva qualcosa di vagamente inquieto nello sguardo alimentato in una certa misura dal suo carattere introverso. Non bello, anche se la muscolatura sprigionava una poderosità che lo rendeva più maschio dei suoi anni. Inizialmente Emma non fece caso alla sua persona se non fosse stato per un particolare.
Aveva capito, sin da quando con Carlo, suo marito, si era trasferita nel nuovo appartamento, che il suo corpo era oggetto di attenzioni indiscrete. Si chiamava Claudio, la scrutava di sottecchi facendo sempre attenzione a non farsi sorprendere. Malgrado questo gli occhi di lui li sentì più volte sotto le gonne mentre saliva le scale del pianerottolo. Anzi una volta ebbe la sensazione marcata che stesse ad attenderla al suo rientro in casa.
Da quel giorno si divertì a stuzzicarne ancora di più le fantasie. Si chinò per raccogliere dei libri fatti cadere appositamente, si fece accompagnare nel garage per cercare un oggetto perduto, arrivò a chiedere il suo aiuto per tenere ferma la scala con la scusa di guardare nel soppalco del suo sgabuzzino una valigia inesistente. Nello scendere perse l'equilibrio mentre poggiava il piede sull’ultimo gradino e nello spazio angusto lo sentì. La sua natica si poggiò per un attimo sui pantaloni e quel rigonfio inequivocabile la fece trasalire. Aveva esagerato. Si aspettò una qualche reazione da parte sua. Un altro ragazzo ci avrebbe provato ma lui niente. Nel suo mutismo sembrava irreale. Le uniche iniziative che prendeva erano circoscritte a sguardi che peraltro, con la sfrontatezza di lei, diventavano sempre più discreti.
Quella sera si era attardata davanti alla TV e andò a letto particolarmente irrequieta. Si era masturbata già nel pomeriggio appena Claudio era uscito. In piedi aveva infilata una mano dentro la gonna con in testa le fantasie di quel contatto sui pantaloni di un minuto prima. Ci mise pochi secondi a raggiungere l'orgasmo immaginando di sbottonarlo e farsi penetrare.
Il russare di Carlo non le conciliava il sonno e le rivenne in mente il figlio del portiere. Si domandò cosa avesse per eccitarla: era per quel suo sguardo torbido o perchè ne percepiva voglia e libidine? Fantasticò su come l'avrebbe presa. In modo violento? In piedi o sdraiandola in terra? Gli avrebbe chiesto di prenderglielo in bocca? Non capiva bene quelle fantasie. Non era il suo tipo e sembrava anche un po' ritardato. Ma c'era qualcosa di maschio in lui che la eccitava. Le spalle larghe, le braccia muscolose, un bacino che nel muoversi emanava una rudezza sensuale. Dopo essersi rigirata più volte nel letto si ritrovò le mani in mezzo alle cosce. Salirono lentamente fin su la peluria e un dito lo affondò nel mezzo. Per non svegliare Carlo, che dormiva pacifico vicino a lei, cercava di ridurre al minimo i movimenti. Era bagnata e le dita scivolavano con lentezza mentre i suoi pensieri divenivano più sconci tanto da sentirsi tesa come un arco. Continuò finché l’orgasmo ebbe il sopravvento e dopo poco si addormentò.



Nei giorni successivi si sentì indispettita con se stessa dal momento che non riusciva a trovare nel suo comportamento una giustificazione razionale. Si domandò ancora una volta perché un essere insignificante come il figlio del portiere lo attraesse e le sue fantasie erotiche si erano concentrate su di lui. Sebbene non prendesse in considerazione l’ipotesi del tradimento continuavano invece i desideri di essere posseduta da lui. Ma allora - si chiese - se non voglio tradire, perché ho messo in atto tutte quelle provocazioni? Aveva bisogno di parlarne. Ma con chi?
Una sera le fornì lo spunto Carlo mentre la stava stuzzicando sul divano. Con una mano dentro il lungo camicione, che portava abitualmente in casa, le fece una domanda non proprio inusuale per lui ma per come era posta trasalì.
- Con chi ti piacerebbe scopare questa sera?- Sapeva che quel tipo di domande lo facevano eccitare. Era come un gioco erotico. Si aspettava sempre risposte torbide che eccitavano anche lei. Quella volta si imbarazzò ed ebbe difficoltà nel dare una risposta. Carlo non ci fece caso, era intento nell'esplorazione dell'interno cosce di Emma. Proseguì un po' su di giri.
- Ad esempio ti faresti scopare dal figlio del portiere?- Sussultò, non se lo sarebbe aspettato. Rispose troppo in fretta e aggiunse forse troppa veemenza alle parole.
-Ma che ti salta in mente?- In fin dei conti era un gioco e non era il caso di reagire in quel modo. Carlo non capì del tutto il significato della risposta, anche se la sua mano si era fermata. La incalzò per sondare meglio.
-Invece credo che lui ti si scoperebbe molto volentieri, ho la sensazione che ti guarda sempre il culo.- Ripresa dal primo istante di imbarazzo rientrò nel gioco.
-E se lo cominciassi a stuzzicare? Ti ecciterebbe?-
-Quello ti salterebbe subito addosso.-
-E non saresti geloso?-
-Di lui? Ma manco per niente! Sembra deficiente. Credo che ti scoperebbe come un animale.-
Le sue voglie crescevano di pari passo alle licenziosità che permetteva ad Emma nell’immaginare quei momenti intimi.
-Sai cosa mi piacerebbe?- Domando Emma spostando la sua mano lentamente dentro i pantaloni del pigiama di Carlo.
-Cosa?- Chiese con la voce bassa e lo sguardo un po' inebetito dal leggero sfioramento delle dita sul tessuto dello slip.
-Provocarlo, farmi toccare, farmi vedere nuda e poi raccontarti tutto quando facciamo l'amore-
Mentre diceva questo aveva liberato il membro di Carlo imprigionandolo nella sua mano. Andava su e giù lentamente come a lui piaceva. Ancora più inebetito farfugliava parole oscene suggerendo alla moglie posizioni indecenti sull’ipotetico tradimento.
Era il gioco che facevano spesso ma quella volta fu diverso: i racconti che Emma fece sul figlio del portiere ebbero su di lei un effetto più intenso rispetto alle altre volte. La temperatura del suo corpo era via via aumentata nell'approfondire i particolari. Mentre Carlo la stava penetrando le uscirono dalla bocca tutte quelle fantasie che negli ultimi tempi accompagnavano le sue furtive masturbazioni,
Nei giorni successivi si rese conto, con una certa apprensione, che le tornavano in mente le parole di Carlo, soprattutto quando nell’androne incrociava Claudio. E se gli parlava le pulsazioni acceleravano e il respiro sembrava mancarle. Ma veramente si sarebbe fatta toccare da quell’essere? E poi avrebbe avuto il coraggio di raccontarlo a Carlo anche se nei momenti di intimità? E lui come l’avrebbe presa? Un fatto è l’immaginazione e un altro è la realtà. L’intuito femminile le forniva segni di pericolo elevatissimi ma la tentazione ebbe il sopravvento.
Avvenne casualmente.

 Rientrava con alcune piante acquistate in un vivaio. Se lo ritrovò davanti alla porta di casa. Stava spazzando il pianerottolo.
-Ah, Claudio, quando hai un po’ di tempo puoi travasarmi queste piantine?-
-Anche adesso- Rispose senza guardarla, con il consueto tono brusco e senza calore tipico delle persone che hanno scarsa propensione al dialogo e icapacità di relazionarsi. Lo fece entrare. Indossava una maglietta e dei calzoncini stretti tagliati quasi all’inguine che mettevano in risalto la muscolatura possente ma lo rendevano alquanto volgare. Nel terrazzo gli indicò dove travasare le piantine e mentre Claudio si metteva all’opera lei si occupò di sradicare le erbacce dai vasi e tirar via le foglie ingiallite dal sole. Con la coda dell’occhio vide Claudio che osservava i suoi movimenti. Si chinò dandogli le spalle e avvertì nell’aria come una presenza indiscreta che le stava frugando sotto la gonna. Si chinò ancora, ma questa volta si sporse sul balcone per recidere le foglie di edera all'esterno lasciando che l'orlo della gonna si alzasse in modo indecente. Sentì il sole battere sulla parte alta delle cosce. Si voltò all'improvviso e chiese sadicamente a Claudio di passargli le forbici. Fu un attimo ma lo sorprese con lo sguardo colmo di libidine tra le sue gambe. Era estremamente imbarazzato, anche perché non riuscì a nascondere quel lungo e grosso avvallamento trasversale che i calzoncini stretti rendevano osceno. Fu un lampo il ricordo della volta che lo aveva toccato con la natica ma bastò per sentirsi le gambe molli e l’umido nel mezzo. Aveva caldo. Rientrò, si diresse nel bagno e aprì l’acqua della vasca. Avvertì ad alta voce Claudio e chiuse la porta. Si liberò della maglietta e del reggiseno, poi insieme della gonna e delle mutandine. Come sempre spogliarsi le trametteva una certa sensualità che accresceva accarezzandosi il corpo pieno e flessuoso. Di sè preferiva il seno sodo e rigoglioso, la schiena che incurvandosi nel basso accentuava la sporgenza del sedere, il piccolo triangolo scuro tra le cosce dove spesso si fermava con indolenza.
Stava mettendo un piede dentro la vasca quando ebbe un’esitazione. Si voltò, andò alla porta, rigirò la chiave nella toppa e la dischiuse. Tremava malgrado si fosse immersa completamente nell’acqua calda. Spiava la porta socchiusa stando attenta ai rumori che provenivano dal terrazzo. Ci furono dopo alcuni minuti dei passi e la voce di Claudio che dal salotto si congedava.
-Ma hai già finito?- Disse con voce incerta.
- Sì ma manca la terra-
-Cosa? Avvicinati.- Fingeva di non aver capito. Ora stava dietro la porta.
-Dicevo che manca ancora un po’ di terra- Lo scorgeva dalla fessura e ne sentì l’imbarazzo.
-Cosa fai mi guardi?- Mentre faceva questa domanda pensò a come lo avrebbe riportato al marito. E lui come l’avrebbe presa? Come gioco o l’avrebbe punita? Fu un attimo era troppo eccitata e gli scappò dalla bocca.
- Entra, lavami la schiena- Ci mise un tempo infinito ma alla fine la porta si aprì. Entrò come in trance. Non disse nulla, prese nel palmo della mano del sapone e lo passò sulle spalle di Emma. Ebbero un fremito tutti e due. Mentre una mano incerta le accarezzava la schiena con gli occhi socchiusi notò da vicino la grandezza del suo membro sotto i pantaloncini. Era di traverso e sembrava pulsare nella speranza di liberarsi. La situazione sembrava assurda e incomprensibile. Claudio reagiva ai comandi quasi fosse un automa. Era una tortura continuava ad accarezzarle la schiena senza andare oltre. Era inquietante se non fosse stato per il tremito del suo corpo: non smetteva ma neanche andava oltre come avrebbe fatto qualsiasi altro uomo. Si distese nella vasca e gli prese la mano. L’accompagnò prima sul seno e poi lentamente la fece scendere sempre più giù. La strinse in mezzo alle cosce e con un filo di voce disse – Toccala… continua ancora… - Chiuse completamente gli occhi e allargo le gambe. Continuò – Ora penetrami con il dito… spingilo ancora più giù… tiralo su… spingilo giù… continua… continua… continua…- L’orgasmo arrivò intenso e quando aprì gli occhi vide davanti a se sui pantaloncini di Claudio una macchia enorme. Era venuto anche lui.

Davanti la TV, che in realtà non seguiva, era in attesa del rientro di Carlo. Distesa sul divano si stava macerando inutilmente su cosa avrebbe raccontato. Come lo avrebbe giustificato? Indispettita dal suo comportamento e da quello di Claudio, che ora chiamava “ritardato”, cercava delle giustificazioni plausibili anche con se stessa.
-Ma insomma- si domandava -con tutte le occasioni che ho avuto proprio con questo ritardato dovevo tradire? Ripensò al modo come lo aveva congedato. Aveva chiesto l’accappatoio e indossandolo gli aveva detto “Grazie ora puoi andare”. E lui? Si era voltato dirigendosi verso l’uscita. Insomma una situazione pazzesca.
Non era ancora venuta a capo di nulla, quando sentì la chiave di Carlo girare nella porta.
Gli andò incontro e, come di consueto, lo abbracciò non senza una certa apprensione. Non riuscì quella sera a trovare la circostanza giusta per affrontare l’argomento. Carlo parlava di lavoro e della sua prossima missione all’estero. Lei lo seguiva distrattamente con un solo pensiero fisso: come dirlo? Fu di notte e lui le fornì l’occasione.
Capitava, anche se raramente, che Carlo si svegliasse nel cuore della notte. Per combattere l’insonnia aveva un metodo tutto suo: si masturbava. La prima volta che lo sorprese svegliandosi ed eccitata dalla situazione lo invitò nel dormiveglia a servirsi di lei. Da allora, capitò alcune altre volte. Si avvicinava con delicatezza e glielo appoggiava sul sedere o glielo infilava in mezzo alle cosce, poi con la mano si masturbava. Le piaceva di più però quando nel dormiveglia sentiva di essere penetrata. Era abile in questo. Lo faceva piano piano aiutandosi con la saliva per farlo scivolare meglio. Emma fingeva di dormire rimanendo immobile anche quando lo sentiva indurirsi e aumentare di volume. Era quello l’impercettibile segno che Carlo stava venendo. Il momento era particolarmente eccitante, lo sperma la riempiva con getti intermittenti. La eccitava soprattutto il fatto che Carlo si trattenesse per non svegliarla e lo faceva scivolare su e giù così lentamente che quel suo venire e quell’ingrossarsi lo avvertiva dentro di lei in modo più intenso.
Insomma per Carlo quella notte fu una di quelle solite: non riusciva a prendere sonno. Si avvicinò piano piano nel letto. Emma si destò non appena venne sfiorata dalla mano di Carlo che cercava di spostarla nella posizione preferita. Decise di impulso e non rimase inerte come le volte precedenti.
-Non dormi?- Disse con la voce impastata di sonno.
-Scusa non volevo svegliarti- Rispose spostandosi.
-No, no vieni- Allungo la mano per trattenerlo e si voltò verso di lui.
–Sei eccitato?- Proseguì, e accoccolandosi vicino non ebbe bisogno di risposta. Aveva fatto scivolare la sua mano lungo il corpo di Carlo e aveva afferrato il suo membro massiccio muovendolo lentamente in alto e in basso. Con un filo di voce fece la domanda.
-Non vuoi sapere cosa mi ha fatto oggi il ritardato? Come mi ha toccato?- Pensava una reazione diversa e si stupì. Il suo membro che ora accarezzava con le dita si indurì alzandosi tra le pieghe delle lenzuola.
-Certo che voglio saperlo, allora come è andata?- Era interdetta. Ma aveva capito bene o pensava che fosse ancora il solito gioco?
-Ma è vero- disse – mi sono fatta toccare in bagno questa mattina. Non avevi detto che ti avrebbe eccitato?- Domandò come per giustificare il suo gesto.
-Sì, sì ma raccontami come è andata- Ora era interdetta e si chiese di nuovo se avesse capito. Decise di raccontare il fatto nei minimi particolari e si lasciò trascinare dalle sue parole.
Non si fermò quando Carlo eccitato andò giù in mezzo alle gambe, le allargò e iniziò a succhiargliela e a passarci la lingua nel modo che a lei piaceva.
Non si fermò quando lui ormai incapace di trattenersi la penetrò dicendole quanto era puttana.
Non si fermò neanche quando lo sentì venire dentro. E non si fermò neanche dopo quando, stupita, scoprì che Carlo non la seguiva più: si era addormentato. Ora era lei a soffrire d’insonnia. Alcune gocce di Valium l’aiutarono.
Partì per la sua missione di dieci giorni e la lasciò con un dubbio fastidioso. Aveva o non aveva capito? In realtà averglielo detto la sollevava, decise perciò di metterci una pietra sopra. Almeno per il momento. E la pietra la volle mettere anche sul figlio del portiere. Non poteva però capacitarsi del fatto che reagisse in quel modo inusuale. Sembrava una macchina inerte se non fosse stato per quelle strane manifestazioni sessuali. A pensarci bene invece sembrava, come diceva Carlo, un animale.
In quei giorni successe un fatto che rimise in discussione i suoi proponimenti. Mancò la luce e scese nel sottoscale dove era situato l’interruttore generale. Claudio era lì probabilmente per lo stesso motivo.
-E’ saltata la luce, puoi guardare il mio di interruttore?- disse
-A posto- rispose senza guardarla e con i suoi modi scortesi.
Irrazionalmente ce l’aveva con lui e non ne conosceva i motivi. Era indispettita forse perchè non riusciva a provocarlo come avrebbe voluto.
Invece di ringraziare Emma fece qualcosa che la sorprese. Era un gesto di rabbia, il tentativo di prevaricarlo, di mostrargli insomma il suo potere. Si avvicino e guardandolo in faccia con aria di sfida gli tirò giù la lampo dei pantaloni. Vide che cambiava espressione e con gli occhi sbarrati si pietrificò. Rimase sconcertata dalla velocità della sua erezione. Non riuscì a tirarlo fuori e dovette aprire completamente i pantaloni. Lo impugnò. Era caldo, duro, grosso. La sua mano non riusciva quasi a circondarlo per intero. Lo masturbò, se così si può dire, perchè bastarono due o tre movimenti della sua mano. Lo vide gonfiarsi ancora di più. Le sue dita avvertirono le palpitazioni e l'indurimento che precede l'orgasmo. Se ne venì sussultando violentemente. Il suo sperma usciva fuori copioso e a getti. Emma si era eccitata e aveva aumentato la velocità dei movimenti non appena quel grosso oggetto si era irrigidito e gonfiato nella sua mano. In quegli istanti ripensò a quel cavallo in campagna che si stava accoppiando. Lo vide nel momento di staccarsi e le rimase in mente non solo la dimensione e la lunghezza di quel membro ma soprattutto lo sperma che fuoriusciva. Sgorgava a fiotti e sembrava non dovesse mai finire. Claudio le ricordò quel cavallo e le sensazioni che allora ne erano scaturite: schifo e una morbosa curiosità. Sensazioni che tuttavia furono oggetto di fantasie erotiche, masturbazioni e penetrazioni nel segreto delle lenzuola.
D'altronde non si era mai ritenuta normale sessualmente. Si eccitava con le stranezze e l'idea di trasgredire. E queile due settimane non fece altro.
Utilizzò Claudio, in quei giorni di assenza del marito, come strumento inerte per soddisfare desideri sopiti, fantasie infantili, voglie sadiche e masochistiche, ma anche capricci senza senso.
Un pomeriggio si fece toccare in bagno seduta sul water. Aveva tolto le slip e tirato su le gonne e con le gambe completamente aperte fece fare a lui quello che a 10 anni le fece un bambino più grande. Quel bambino di cui non ricordava il nome si versava nella mano una crema liquida della madre e la spandeva generosamente sulla pancia scendendo poi sulla rada peluria del pube. Le dita, ancora inesperte, la frugavano e le roteavano nel mezzo nella ricerca di pertugi sconosciuti. Ogni tanto, anche aiutate dalla crema, scivolavano appena dentro e la facevano sobbalzare.
Questa non fu l'unica stranezza. Lo obbligava a masturbarsi davanti a lei mentre si spogliava. Si fece legare nel letto e penetrare con violenza. Arrivò a legare lui stesso su una sedia per poi fargli un pompino. Una volta lo tenne in piedi fermo per un buon quarto d'ora. Lo aveva sbottonato in cucina e poi lasciato lì mentre faceva colazione con indosso solo una maglietta trasparente.
Prenderglielo in bocca era una delle pratiche che la eccitava di più.
L'unico problema era la resistenza. Doveva quasi sempre masturbarlo prima altrimenti veniva non appena poggiava le labbra sul prepuzio. Lo faceva stare in piedi mentre lei in ginocchio dopo averlo masturbato imprigionava il suo membro leggermente sgonfio nella bocca. Bastavano però pochi minuti per rianimarlo. Si ingrandiva progressivamente senza che lei facesse alcun movimento. Si bagnava nel sentirlo gonfiare, indurire e poi pulsare dentro la bocca. Iniziava in quel momento a muoversi con lentezza esasperante che faceva gemere e tremare Claudio.

Si aiutava con le dita tirando in alto la pelle per poterci racchiudere il prepuzio e lo faceva poi dischiudere nella posizione naturale infilandoselo nella bocca. Le labbra lo sfioravano appena e la lingua cercava di tenerla immobile, spostava avanti e indietro con una deliberata indolenza solo la testa. Claudio gemeva e cercava di muoversi avanti e indietro tremante per infilarglielo dentro e mettere fine a quel supplizio. Ma lei con perfidia non glielo permetteva. Anzi lo tirava fuori quando si induriva troppo e smetteva sadicamente facendo scivolare le labbra per tutta la lunghezza dell'asta e le posava sui testicoli gonfi. Non voleva che venisse e alcune volte smetteva del tutto lasciandolo inebetito. Gli piaceva quella sua sofferenza ma poi quando capiva che se ne sarebbe venuto comunque allora riprendeva nelle mani il cazzo masturbandolo e infilandoselo di nuovo in bocca. La sua testa allora si muoveva più veloce come per aumentare la violenza di quel primo getto di sperma che era sempre il più vigoroso. Il cazzo si gonfiava e induriva e le pulsazioni che via via aumentavano erano l'annuncio dell'orgasmo, Improvvisamente il primo schizzo di liquido caldo nella bocca, poi il secondo, il terzo, il quarto. Dalle labbra continuava a fuoriscire un rivolo di sperma che dal viso si inoltrava sul collo, sul seno e infine sulle sue cosce. Continuava a succhiarlo così fino a quando i sussulti e le contrazioni non terminavano.

A quel punto, quando lo faceva venire con la bocca, era così eccitata e impaziente che preferiva farsi leccare per non attendere una nuova erezione. Sempre però in modo particolare. Si infilava una gonna larga adagiandosi sulla sua poltrona preferita. Faceva inginocchiare Claudio davanti a sè e aprendo le gambe gli spingeva il capo sotto. La lingua iniziava a salire tra le cosce ciecamente. Dalle ginocchia arrivava fino al pube per poi ridiscendere e salire senza una precisa direzione. Il piacere intenso dell'attesa che la lingua si posasse nelle parti più nascoste e sensibili del suo corpo le metteva in tensione i muscoli facendola tremare. Claudio sembrava un animale così in ginocchio con la testa sotto le sue gonne e con il suo cazzo che di nuovo dritto e gonfio lo strusciava sul suo polpaccio. Dopo alcuni minuti che sembravano un'eternità improvvisamente e sobbalzando sentiva la lingua sfiorargli come per sbaglio il clitoride. Si allontanava di nuovo per poi ritornarci e spingersi furtivamente fin sotto le natiche. Era un supplizio a cui Emma metteva un termine afferrandolo per i capelli e spingendo la sua testa su nel mezzo delle sue cosce che apriva prima e richiudeva poi per imprigionarlo. A quel punto era lei a comandare: lo faceva stare immobile con la lingua sul suo clitoride per poi muoversi con il bacino in alto e in basso o lateralmente, oppure lo tirava per i capelli per farlo spingere di più in profondità. Arrivavano subito dopo le variazioni. Gli diceva di succhiarla, di passarci le labbra, di aprirgliela con le mani e leccarla con violenza. Quando infine sentiva arrivare l'ultimo orgasmo più violento afferrava le dita di Claudio. Lui capiva e le dita scivolavano dentro fino in fondo. In quegli istanti era come se lo dirigesse con il suo ansimare e quel dire sì ripetutamente. Sì e le dita sprofondavano dentro di lei mentre la lingua correva in alto e in basso. Sì e ancora una volta dentro. Sì e la lingua batteva con maggiore violenza. Gli ultimi sì si arrestavano in gola, dall'intensità dell'orgasmo, incapaci di raggiungere le labbra. La figa si gonfiava nella bocca di Claudio e le dita venivano strette come in una morsa dalle sue contrazioni interne, sussulti e tremiti si ripetevano fino a quando esausta non stringeva le gambe ed allontava da sé quel contatto diventato insopportabile.
Arrivò la mattina dell'ultimo giorno e si svegliò pensando a cosa avrebbe raccontato quella sera a Carlo. Nel letto, e ancora assonnata, la sua mente passava dalle preoccupazioni alle morbosità di quei giorni. Cosa avrebbe raccontato? E soprattutto come l'avrebbe raccontato? Come gioco o cercando di fargli capire che stava dicendo la verità? E la verità, ma quale avrebbe raccontato? I particolari? Passò rapidamente in rassegna cosa era successo in quei giorni. Quella volta che era montata sopra di lui per fare entrare il suo membro fino in fondo. La prima volta che lo aveva fatto godere con la bocca. I momenti di intenso piacere quando si faceva leccare sotto la gonna. Le masturbazioni. L'orgasmo che raggiungeva nell'essere penetrata con prepotenza mentre i getti di sperma caldo la riempivano.
Quei recenti ricordi la facevano bagnare. Spostò la mano e la mise dentro il pigiama. Era calda e si eccitò quando il suo dito frugò in mezzo ai peli e andò più in fondo. Lo mise dentro nel modo come le piaceva e lo strinse intensamente. Poi pensò: è l'ultimo giorno. Prese il cellulare e disse: vieni su. Claudio arrivò dopo poco. Aprì con le sue chiavi. Quando entrò nella camera da letto Emma con le spalle voltate mormorò: -Spogliati-

Non aveva bisogno di preliminari, aveva voglia solo di essere penetrata. Mentre Claudio entrava sotto le coperte, disse sottovoce -Scopami come vuoi-. La raggiunse e le mani tremanti si infilarono dentro il suo pigiama. Lei di spalle sentì il suo membro duro appoggiarsi con forza sul suo sedere. Armeggiò sui suoi fianchi, senza avere alcun aiuto da lei, per tirare giù i pantaloni del pigliama. Ci riuscì in parte e di traverso ma fu sufficiente. Si prese il cazzo nella mano e lo diresse in mezzo alle sue cosce. Tremava non riuscendo a trovare la fessura dove inserirlo. Emma lo sentiva duro e caldo premere e frugrare tra i suoi peli. Andava su e giù ciecamente e la mano di Claudio lo guidava con forza spingendo però nei punti sbagliati.Immobile, sempre più bagnata e con il respiro fermo stava in attesa di essere penetrata. Finalmente trovò lo spiraglio e rimase senza fiato quando entrò. Forse era la posizione o forse teneva le gambe strette ma quando entrò dentro di lei ebbe la sensazione che fosse più grosso del solito. La invase e andò fino in fondo in modo inaspettato quasi a volerla violentare. Claudio, ancora non pago di quella violenza, si inarcò e le prese con le mani i fianchi per farlo entrare con maggiore impeto. Tornò dentro per una seconda volta e fu talmente forte l'impatto che ebbe la sensazione che il cazzo fosse arrivato fino alle viscere e l'avesse sfondata. La terza volta lui venne e venne come una bestia in calore. Poteva quasi avvertire i getti caldi di sperma che la riempivano. Glielo spingeva dentro ad un ritmo vertiginoso tanto intenso che lei si sentì infuocare. Arrivò l'orgasmo e si sentì esausta. Rimase con gli occhi chiusi per alcuni momenti e le ritornò alla mente il marito. Era ancora piena di dubbi ma poi finalmente decise. Avrebbe continuato a giocare.

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